Presidiare un avamposto è silenzio, solitudine e infinita attesa. E' scrutare il cielo, osservare il movimento dei corpi celesti e delle navi di passaggio. Molte di quelle che passano di qui sfrecciano via, ignare dell'esistenza dell'avamposto, altre invece vengono a cercare e rilevare segni della nostra presenza.
Stavo come di consueto col naso all'insù, due sere orsono, nella piccola e confortevole cupola d'osservazione della torre radar, quando vidi un puntino lassù, piccolo e luminoso, dirigersi da questa parte. Non un cargo, no, era troppo piccino, e neppure un caccia, perchè troppo lento. Andava facendosi sempre più vicino e mi chiesi chi potesse essere tanto sconsiderato da solcare la galassia esterna su di un simile, inadeguato mezzo.
Attraccò dolcemente alla piattaforma una macchina volante, piccola e carina come mai ne avevo viste prima, e ne discese un
ragazzo topo. Strano tipo, pensai lì per lì. Mi ispirava, tuttavia, tenerezza e un senso indefinito d'affetto e d'amicizia. Fosse stato in realtà un nemico, avrei pagata cara questa mia leggerezza di sentimenti, quest'imprudenza nella valutazione.
Ma non era un nemico, tutt'altro. Aveva attraversato gli Anelli, partendo da dove chissà, per portarmi un regalo. L'inatteso dono era un titolo di post. E nemmeno nuovo: un titolo usato, di seconda mano. Era quello stesso titolo che avevo tante volte letto e riletto in cima ad
uno dei suoi post, uno di quelli che rileggo all'infinito e che mi fanno venire il magone.
Mi piaceva, quel titolo color pastello, che mi emozionava ogni volta con immagini di dolcezza e di infanzia, di assenza di dolore e di serenità e profumo di borotalco. Ogni volta me ne riempivo gli occhi come quando si guardano le vetrine della grande città, piene di cose belle, forse inutili, forse troppo care per le proprie tasche, ma così belle e colorate da ingolfare l'anima e, per qualche momento, togliere i pensieri. E rimasi delusa nel vederlo, un giorno, messo da parte, soppiantato da un'altro titolo, anch'esso bello, ma che in me non suscitava nulla.
Lo dissi al ragazzo topo, così, giusto per fargli sapere di quanto quel vecchio titolo m'era piaciuto e della delusione nel vederlo messo via. Egli, che si definisce un perdente ma che ha il cuore gonfio di meraviglie, prima tra tutte la generosità, decise di farmene dono. Generosità, sì, perchè un titolo è qualcosa di infinitamente intimo, di strettamente personale e di certo solo un generoso potrebbe privarsene.
Accettai quel regalo con gioia, unica amarezza quella di non poter contraccambiare, e lo vidi ripartire sulla sua piccola macchina volante.
Oggi, però, ho deciso. Non c'è miglior modo di onorare un titolo (e di contraccambiare quel regalo) che il metterlo là dove deve stare: in cima ad un post.
A chi dovesse passare di qui ed accorgersi d'aver già visto quel titolo da qualche altra parte: sappiate che non l'ho rubato e, per cortesia, non storcete il naso se il post non è all'altezza dell'originario. Meglio di così non saprei fare. Dopotutto questo è l'ultimo avamposto Jedi, e non siamo avvezzi alla poesia.
A me: finalmente adesso, quando scruterai il cielo lassù, a rallegrare quest'Orlo Esterno di pianeti deserti e cupe stelle, come un vaporoso fiocco color pastello in capo ad un regalo ben incartato, ci sarà un bel titolo azzurro pigiamino.
Al caro ragazzo topo: che la Forza sia con te, sempre ed ovunque tu sia.
- Fine delle trasmissioni -